Crostini di tonno e peperoni
Ok miei cari e pochi ma molto buoni lettori, vi informo che sono tornata alla base ma con qualche acciacco. Pare che la Spagna abbia voluto per forza regalarmi un souvenir: un virus. Bel pensiero vero?! Ma questa è l'ultima volta che sto in ostello e i "diversamente puliti" backpackers.
Dicevamo, la Spagna. Nell'ultimo post avevo scritto dell'Andalusia, di Siviglia ed Jerez in particolare. Da lì venerdì scorso ci siamo diretti a Madrid, perché avevo voglia di vedere la capitale, purtroppo non riesco a spegnere il mio amore verso le grandi città. In 3 ore e 15, grazie alla costosa ma efficientissima alta velocità, siamo alla stazione di Atocha, luogo dell'attentato terroristico del marzo 2004. La stazione colpisce subito, prima di tutto per i controlli di sicurezza: in partenza passano i bagagli al metal detector, mentre in uscita non è permesso a nessuno di avvicinarsi ai binari, ma c'è una sezione arrivi come negli aeroporti. Sicuramente tutto questo è la dimostrazione che la Spagna ha imparato da questo triste e doloroso episodio.
Il secondo motivo di stupore ad Atocha è la presenza di un giardino tropicale con alberi altissimi e un lago pieno di tartarughe. Un'oasi di relax che non ci si aspetterebbe di trovare in un edificio in centro città, in una stazione.
Il nostro stra-maledetto ostello, su cui tralascerò i dettagli (e la passima recensione che ho lasciato su Tripadvisor), è a pochi passi, tra le fermate di Anton Martin e Tirso De Molina, per cui, almeno sulla posizione centralissima non si può protestare. Infatti a pochi passi c'è il Museo del Prado e il Reina Sofia, entrambi musei stupendi, il primo per le pitture e il secondo per l'arte moderna che a volte mi piace molto ma a volte fatico a comprendere. Però trovarsi davanti Guernica è un'emozione incredibile per la densità di significati che questo quadro racchiude. Difficile stabilire quello che ci fosse realmente nella testa di Picasso però...
La prima sera ceniamo a
Casa Lucas, un ristorantino dall'atmosfera rilassata e amichevole, ma soprattutto segnalato da molte guide. Infatti è affollato e ci fanno aspettare quasi mezz'ora ma quanto ne vale la pena!!! Abbiamo preso un rosé (indovinate per quale donna di classe? :-P) e una birra, delle crocchette di prosciutto come starters, un carpaccio di polipo con patate per me e dei crostoni di peperoni e tonno con un particolare condimento (che non ricordo) per G. La cena è stata FAVOLOSA, perché oltre alle porzioni abbondanti, i prezzi non esorbitanti e la presentazione, il gusto era ottimo, complimenti allo chef!
Domenica mattina siamo andati al mercatino delle pulci del
Rastro dove ho potuto prendere delle scodelle di ceramica artigianale bellissime. A parte un paio di stand, molti erano piuttosto turistici e pieni di souvenir, altri invece vendevano robe che si possono trovare ad ogni mercato rionale. Intanto mi ripetevo nel cervello che a confronto, il mercato di Camden è molto più particolare e ad ogni bancarella mi veniva da dire che "da
noi è molto meglio, ecco perché quando questi
vengono a Londra fanno tante spese." In un secondo ho realizzato che mi mancava Londra, giusto un po', ma non è perché sono pazza, è solo che dopo aver vissuto dei momenti tendo ad avere solo ricordi positivi. E anche se nel "periodo inglese" (sullo stile del periodo blu di Picasso) ho buttato il sangue, come si dice in Provenza, alla fine sono stata bene.
Stavamo parlando di Madrid giusto? però, sempre con Londra in testa, si decide di andare a vedere il palazzo reale...giusto per fare un altro paragone e sempre nel mio cervello.
Il verdetto: quanto alle dimensioni sono grandi entrambi e ovviamente belli, però preferisco Buckingham Palace perché è circondato da 2 parchi, la cui parte pubblica è molto amata e vissuta dai Londinesi. Il Palacio Real, invece, ha un giardino con siepi squadrate, alberi potati perfettamente e statue di marmo. Bello anche questo, però io preferisco sdraiarmi sull'erba e mangiare un bento a St.James Park, quando è bel tempo ovviamente!
A cena avremmo voluto mangiare al mercato di S. Miguel che ha tantissimi stand di tapas di tutti i tipi, dai più sofisticati ai più caserecci. Dico avremmo voluto perché era davvero troppo caro. Allora siamo andati in un tapas bar ma sarebbe meglio dire una bettola. Di nuovo polipo per me e paella di marisco per G., il tutto annaffiato con un caraffone di tinto de verano che scende come l'acqua fresca.
Il lunedì è dedicato allo shopping...ma quale shopping visto il mio magro budget di viaggio?! Nei negozi, però, non c'è niente degno di attenzione e prevale il leopardato... O-R-R-O-R-E! Alla fine per me non trovo nulla e per citare la mia amica Antonella "credo di avere qualche malattia perché sono in un negozio e non mi piace niente".
L'ultima meta del giorno è Chueca il quartiere gay con negozi molto cool, come direbbe una fashion victim piena di soldi. Neanche qua trovo qualcosa, ma quello che mimeraviglia di più è la "serietà architettonica" del quartiere. Sì, perché venendo da Soho, che è brillante, colorato, animato ad ogni ora e soprattutto sfrontato, mi aspetto la stessa cosa dalla nazione che ha legalizzato i matrimoni gay. Invece niente e questo mi lascia un po' perplessa, mah!
Alla fine il mio shopping si riduce solo ai soliti regalini da portare a casa, per me solo un magro bottino: un cerchietto e 2 calamite per il frigo. Adoro le calamite dei posti dove vado in vacanza e più sono trash e più le amo, così, per rispettare la tradizione ho preso un toro obeso e una brocca di sagria con la frutta. Ancora mi pento di non aver preso quelle a forma di sushi all'aeroporto di Tokyo, molto carine ma anche molto tamarre.
La sera mangiamo al ristorante
La Sanabresa, che ci ha consigliato una ragazza di Foggia incontrata per caso al Prado. Riguardo a questo posto avevo qualche dubbio perché l'ambiente sembrava un po' datato, diciamo vecchio di decine d'anni. Però è il cibo che conta, e qui ho mangiato troppo bene. Soprattutto cucina tipica, ma per niente turistica, infatti il posto era pieno di spagnoli. Io ho preso un pesce spada grigliato con isalata e G un filetto di maiale con condimento di paprika e aglio. Anche qua porzioni abbondanti e prezzo economico, lo consiglio decisamente.
Il martedì dobbiamo ripartire, ma avendo l'aereo nel pomeriggio, si va al Parque del Buen Retiro per una passeggiata. A dire il vero, io sono andata per vedere i cani, perché quando sono lontana da mio mi prende la voglia di vedere e accarezzare quelli degli altri. In Spagna ho avuto fortuna perché quasi ogni famiglia ne ha uno, ma molti ne hanno anche due e le razze preferite sono bassotti e jack russel.
Il parco è bello ma a me sembra qualcosa di già visto. Infatti anche qua ci sono le siepi squadrate e addirittura delle reti per impedire di salire sull'erba delle aiuole. In quel momento io e G. abbiamo capito che dopo aver visto Hyde Park rimane da vedere solamente Central Park.
Prima di lasciare la Spagna è l'aeroporto di Barajas a darmi il colpo di grazia: non ci sono posti a sedere prima dei controlli di sicurezza, infatti siamo rimasti seduti a terra per un'ora insieme a molti altri ma poi non ce l'ho fatta più e via ai metal detector.
In conclusione questo viaggio in Spagna me lo sono proprio guduto, sia per la magnatoria sia perché mi sono davvero rilassata. Però ho apprezzato molto di più l'andalusia e i suoi paesini. Anche Madrid è un bel posto ma non mi ha impressionata più di tanto. E poi mi sembrava un posto già visto perché trovo che in alcune sue parti somigli molto a Parigi, dove sono già stata 2 volte. Da quel poco che ho visto, la Spagna mi è piaciuta ma non credo che mi troveri bene a viverci.
Per le foto bisognerà aspettare che G. me le passi, * perciò posterò anche quelle in un futuro non troppo lontano. Intanto penso al prossimo viaggio e faccio progetti.
Ah quanto mi piacerebbe essere pagata per viaggiare, un po' come Turisti per Caso.
*ho appena aggiunto quelle del Prado e della cena a Casa Lucas